Elogio della fuga: questo non è un Paese per alfabetizzati

Via, via, vieni via con me
niente più ci lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri…
(Paolo Conte, 1981)

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
(Giorgio Gaber, 2003)

Sono nata nel 1982, mi sono laureata nel 2004. Potremmo dire che, con una certa approssimazione, la mia formazione culturale e umana è stata scandita da queste due canzoni (e non è un caso che io abbia scelto due cantautori molto amati da mio padre, quindi con cui sono letteralmente cresciuta). Infatti devo confessare che non mi sono mai sentita troppo italiana, e se avessi avuto la possibilità di andare via dalla mia città o dal mio Paese, non avrei esitato a farlo. Continua a leggere

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San Saviano dei Miracoli

ovvero: Una cosa divertente che non farò mai più #3

La prima volta che ho letto Gomorra era il maggio del 2006. Ero stagista in una casa editrice locale mediamente nota, e per una serie di coincidenze della vita mi vidi affidata la redazione di un volume di 500 pagine sulla questione meridionale ad opera di un anziano professore marchigiano. L’autore, un gentiluomo d’altri tempi (alla fine del lavoro mi spedì pure un foulard di seta per ringraziarmi), due giorni prima di mandare tutto in stampa aveva deciso di inserire in bibliografia alcuni volumi, tra cui proprio Gomorra. Un ritardo nella lavorazione piuttosto fastidioso, per cui lo chiamai per chiedergli se fosse davvero, ma davvero necessario. Mi rispose: “Lo legga”. Continua a leggere