Dalle 9 alle 5

Ciao John,
grazie per la bella lettera. Non credo che faccia male, ogni tanto, ricordare da dove si è venuti. Tu sai i posti da dove vengo. Anche le persone che provano a scriverne o a farci film non ci arrivano. Li chiamano “dalle 9 alle 5”. Ma non è mai dalle 9 alle 5, non c’è pausa pranzo gratis in quei posti, in effetti in molti di quei posti per continuare ad avere un lavoro non pranzi affatto. E poi c’è lo STRAORDINARIO e i registri sembra che non lo registrino mai correttamente e se te ne lamenti, ecco, c’è un altro poveraccio pronto a prendere il tuo posto.
Conosci il mio vecchio detto: “La schiavitù non è mai stata abolita, è stata solo estesa per includere tutti i colori della pelle”.

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Contro il mito del posto fisso

Io faccio una vita bellissima.

Ho un lavoro che mi piace, due genitori splendidi, un sacco di amici, un fidanzato che adoro, mi alzo tardi la mattina, esco tutte le sere, pranzo fuori, scrivo, leggo, vado ai concerti che mi piacciono, ogni tanto riesco a ritagliarmi un viaggetto.
Vivo in una città piccola ma a misura d’uomo, e non mi annoio (quasi) mai.

Non ho un posto fisso.
Non ho nemmeno propriamente un “posto”.

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L’importanza del portapenne

Per essere sicura ho impostatato due sveglie, ma avevo gli occhi aperti da almeno mezz’ora quando hanno suonato.
Ho messo la moka sul fuoco, e mi sono goduta quella bolla di tempo sospeso che si crea quando si aspetta che esca il caffè e non si può far altro che stare vicino al fornello, per stare attenti che non si bruci. Solo dopo il caffè la giornata può davvero cominciare; docciarsi, truccarsi, vestirsi… tutto si fa più in fretta se il caffè è in circolo.
Esco, nelle orecchie la playlist delle belle giornate.
È lunedì, ma non è un lunedì come gli altri: da oggi, anch’io posso dire di avere un lavoro.

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