Non ci resta che piangere

“Sacrificio”. Non riesce nemmeno a dirlo, la ministra Fornero. Forse perché di sacrifici continuano a chiedercene sempre troppi? Ci dicono che finora abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ma se ripenso agli ultimi cinque o sei anni mi chiedo quali fossero, allora, le mie possibilità. Continua a leggere

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Elogio della fuga: questo non è un Paese per alfabetizzati

Via, via, vieni via con me
niente più ci lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri…
(Paolo Conte, 1981)

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
(Giorgio Gaber, 2003)

Sono nata nel 1982, mi sono laureata nel 2004. Potremmo dire che, con una certa approssimazione, la mia formazione culturale e umana è stata scandita da queste due canzoni (e non è un caso che io abbia scelto due cantautori molto amati da mio padre, quindi con cui sono letteralmente cresciuta). Infatti devo confessare che non mi sono mai sentita troppo italiana, e se avessi avuto la possibilità di andare via dalla mia città o dal mio Paese, non avrei esitato a farlo. Continua a leggere

Il folle volo

Il mio primo giorno di lezione all’università, uno dei più stimati professori del mio ateneo accolse noi matricole dicendoci: “Sapete bene che le prospettive di lavoro con una laurea in filosofia sono molto poche. Quindi di certo non siete qui per i soldi, ma solo per passione”. Quindi proseguì citando il passo di Dante che ancora oggi è il mio preferito:

fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Il folle volo di Ulisse. È questa la prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo le parole che Norman Zarcone, 27 anni, dottorando in filosofia del linguaggio all’Università di Palermo, ha lasciato scritte su un quaderno prima di gettarsi dal settimo piano della sua facoltà.

La libertà di pensare è anche la libertà di morire.

Mi attende una nuova scoperta anche se non potrò commentarla. Continua a leggere