I read the news today, oh boy…

Solo due mesi fa, facevo scalo nell’aeroporto di Istanbul in transito verso la Cina. Disteso sul mare come una misteriosa e affascinante signora, l’Ataturk Airport è la vera porta tra Oriente e Occidente, attraverso cui passa l’umanità intera: dai business men cinesi e giapponesi ai pellegrini algerini, ai turisti europei.
Qui ho sentito parlare tutte le lingue del mondo ma mi sono sentita chiedere di ordinare in italiano; ho mangiato un hamburger buonissimo, mi sono sfondata di turkish delights e perfino la pizza non era malaccio; sono stata sorpresa dal ragazzo di Starbuck’s, unico nel mondo finora ad aver scritto bene il mio nome sul bicchiere.

Ho trascorso nell’aeroporto di Istanbul quattordici ore in tutto, esplorando l’area scali internazionali al punto che ormai mi sembra di conoscerla come le mie tasche. Tanto mi è bastato per innamorarmene e desiderare di vedere tutto il resto della città e del paese. Per questo leggere le notizie ieri sera è stato particolarmente triste, per me. Avrei voluto mettere a frutto le ore dello scalo per scattare più foto, parlare con le persone, conoscere la varia umanità che vive, convive e si mescola in questo posto incredibile; non ho potuto, non so quando potrò. Mi restano pochissime foto, le metto qui sperando che raccontino almeno un poco quanto è bello quello che alcuni faticano tanto ad accettare: che il mondo intero possa mescolarsi e convivere bene nello spazio di una città.

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