Giovani, carini e politicamente impegnati

ovvero: Una cosa (più o meno) divertente che non farò mai più #5

Campagne elettorali. Me ne sono sempre tenuta a debita distanza, e probabilmente avrei continuato così, se le circostanze non avessero deciso per me. 

Un giorno di circa tre mesi fa Claudio mi scrive su whatsapp con tono del gran mistero che sta tornando in tutta fretta a Bari da Roma (dove vive da qualche anno) e che ci dobbiamo vedere subito perché mi deve parlare di una cosa importante. Oltre ad essere uno dei miei più cari amici, Claudio è anche una delle persone politicamente più impegnate e competenti che conosco, e quando mi annuncia la sua candidatura alle Europee non è davvero una sorpresa per me. È più una specie di start, del tipo “al mio segnale scatenate l’inferno”. Semplicemente, in quel momento, nel mio cervello comincia a scriversi da sola la lista delle cose che andrebbero fatte, pure se non so nemmeno bene quali sono.
Nel mio cervello e, scoprirò, anche in quello di tanti altri.

Più che un comitato elettorale, un manipolo di eroi.

Più che un comitato elettorale, un manipolo di eroi.

È cominciata così quest’avventura lunga quasi tre mesi e che fra poche ore si concluderà.
Un’avventura fatta di ore di sonno perse e mai recuperate, riunioni in orari impossibili, nottate e levatacce per ascoltare il tuo candidato che, mentre sgroppa per chilometri dalla Campania alla Calabria al Salento a bordo dei mezzi più improbabili per incontrare più gente possibile, trova il modo di intervenire pure in tv, e sebbene in orari e su argomenti incredibili, fa pure bella figura. E poi i comizi con dieci persone e quelli con cinquecento, i volantinaggi sotto la pioggia e sotto il sole con le persone che a un certo punto quasi ti aspettano per strada ad ora di pranzo: “Voi siete quelli di Claudio Riccio, vero?”. E a tutti spieghi le tue ragioni, pure a quelli che “che cos’è Tsipras?”, “Tsipraché?”, e “perché un greco se siamo italiani?”, “io non voto perché sono tutti uguali”, eccetera eccetera eccetera, mentre gli amici già ti evitano e i contatti di Facebook e di Twitter cominciano a nascondere i tuoi aggiornamenti perché parli, scrivi e pubblichi sempre le stesse cose e ormai, diciamolo, hai rotto un po’ i coglioni.

Non avevo mai partecipato a una campagna elettorale, e ora che l’ho fatto voglio esprimere la mia totale e completa ammirazione e solidarietà a quanti lo fanno per lavoro. Sostenere Claudio è facile, perché conosco il suo valore e non ho mai avuto paura che commettesse una di quelle gaffe che ti fanno dire “mioddio, ma chi sto votando?“. Io lo so, chi sto votando, come lo sanno le tante persone belle che ho conosciuto e incontrato in questi due mesi, e che si sono mobilitate da ogni parte d’Italia per costruire e condividere un sogno che in questi due mesi abbiamo visto diventare sempre più reale. Ed è la prima volta che andrò al seggio con un entusiasmo che vi auguro di sperimentare almeno una volta nella vita. Non riuscirei ad esprimere lo stesso sforzo di energie, la stessa concentrazione fisica e mentale che ti sottrae a tutto il resto pure se non vuoi, lo stesso sforzo di fiducia, per una persona che conosco a malapena e della quale non sarei neanche tenuta a condividere le idee. Dare del tu a gente che conosci a malapena perché non c’è tempo per i convenevoli, coordinarsi, condividere gli spazi, contenere gli scazzi.

La campagna comunicativa, concepita in una riunione i cui dettagli sarà meglio non rendere noti.

La campagna comunicativa, concepita in una riunione i cui dettagli sarà meglio non rendere noti.

Sono le 19.45 del venerdì sera prima delle elezioni, e io, come tutti i giorni da molte settimane a questa parte, sono in giro da stamattina e (forse) tra poco riuscirò a tornare a casa per una mezz’ora, per fare una doccia prima della festa di chiusura della campagna elettorale di stasera. In molti, in queste settimane, mi hanno chiesto chi me lo fa fare. A due giorni dal voto ho capito che l’ho fatto perché intorno a me, da un po’ di tempo, vedo molta ansia di sentirsi migliori degli altri e poca di migliorare se stessi. È molto facile lamentarsi e dire che sono tutti uguali, non sporcarsi mai le mani con niente e con nessuno, non prendere posizione: così non si rischia niente e si ha sempre ragione. Anch’io ho fatto così per un sacco di tempo. Poi a un certo punto, dopo aver passato i mesi, gli anni a lamentarmi con altri e come altri di tutto quello che non va, ad arrabbiarmi contro una classe politica da cui non mi sento né ascoltata né rappresentata, ho finito per realizzare che forse era il momento di provare a fare qualcosa.

Qualcosa di infinitamente piccolo, certo, una goccia in un mare che si ha spesso la sensazione di star svuotando con un bicchiere. Può essere che lunedì la Lista Tsipras non superi lo sbarramento e tutti noi potremo tornare a piangerci addosso sulla morte della politica, mentre chi non ha speso un grammo di fatica su questa idea potrà, ancora una volta, dire di aver avuto ragione. Magari invece no, avremo ragione noi e da lunedì torneremo a svuotare il mare con un bicchiere un po’ più grosso, senza avere manco un applauso e una pacca sulla spalla di congratulazioni.
In ogni caso, almeno noi avremo fatto qualcosa. Qualcosa di bello.

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