Dalle 9 alle 5

Ciao John,
grazie per la bella lettera. Non credo che faccia male, ogni tanto, ricordare da dove si è venuti. Tu sai i posti da dove vengo. Anche le persone che provano a scriverne o a farci film non ci arrivano. Li chiamano “dalle 9 alle 5”. Ma non è mai dalle 9 alle 5, non c’è pausa pranzo gratis in quei posti, in effetti in molti di quei posti per continuare ad avere un lavoro non pranzi affatto. E poi c’è lo STRAORDINARIO e i registri sembra che non lo registrino mai correttamente e se te ne lamenti, ecco, c’è un altro poveraccio pronto a prendere il tuo posto.
Conosci il mio vecchio detto: “La schiavitù non è mai stata abolita, è stata solo estesa per includere tutti i colori della pelle”.

E quel che fa più male è la costante diminuzione di umanità in coloro che combattono per tenersi lavori che non vogliono ma temono un’alternativa peggiore. Le persone semplicemente si sono svuotate. Sono corpi con teste ubbidienti e piene di paura. Il colore abbandona i loro occhi. La voce s’imbruttisce. E il corpo. I capelli. Le unghie. Le scarpe. Tutto s’imbruttisce.

Quando ero giovane non riuscivo a credere che le persone potessero desiderare di rinunciare alle proprie vite a simili condizioni. Ora che sono anziano, non riesco ancora a crederci. Perché lo fanno? Sesso? Tv? Un auto a rate? O per i figli? Figli che finiranno per fare le stesse cose che fanno loro?

Tempo fa, quando ero ancora abbastanza giovane e passavo da un lavoro all’altro, ero così fuori di testa da arrivare a dire ai miei colleghi: “Ehi, il capo potrebbe arrivare qui da un momento all’altro e licenziarci tutti, ve ne rendete conto?”.
Loro mi guardavano e basta. Stavo ponendo una questione che non volevano entrasse nelle loro teste.
Ora nell’industria si stanno operando ampi licenziamenti (acciaierie fallite, cambiamenti tecnologici in vari passaggi della produzione). Centinaia di migliaia di persone vengono licenziate e le loro facce sono allibite:
“Ho dato all’azienda 35 anni…”
“Non è giusto…”
“Non so cosa fare…”
Gli schiavi non sono mai pagati abbastanza da poter essere liberi, solo quanto basta per sopravvivere e tornare al lavoro. Io riuscivo a vedere tutto questo. Perché gli altri no? Mi sono reso conto che la panchina del parco poteva essere un posto altrettanto buono, o anche il bancone del bar. Perché non arrivare lì da solo, prima che mi ci mettano gli altri? Perché aspettare?

Ho scritto di getto per il disgusto verso tutto questo, ed è stato un sollievo essermi completamente liberato di questo peso. E ora che sono qui, un cosiddetto scrittore professionista, dopo aver dato via i primi 50 anni della mia vita, ho scoperto che ci sono altre cose disgustose oltre a queste.
Mi ricordo una volta, stavo lavorando come imballatore in questa azienda di lampadine, quando uno degli imballatori all’improvviso disse: “Non sarò mai libero!”
Uno dei capi stava passando di lì (si chiamava Morrie) e scoppiò in questa fragorosa risata, godendosi il fatto che questo tizio fosse intrappolato per la vita.

Così la fortuna che ho avuto a tirarmi finalmente fuori da quei posti, non importa quanto tempo c’è voluto, mi ha dato una gioia, la gioiosa felicità del miracolo. Ora scrivo da un corpo vecchio e da una vecchia mente, ben oltre il tempo in cui la maggior parte degli uomini penserebbe mai di portare avanti una cosa del genere, ma avendo cominciato così tardi sono in dovere con me stesso di continuare, e quando le parole incominceranno a venir meno e avrò bisogno di essere aiutato a salire le scale e non sarò più in grado di distinguere un merlo da una graffetta, sento tuttavia che una parte di me ricorderà (non importa quanto sarò andato lontano) come sarò arrivato, passando per l’omicidio e i guai e la circoncisione, fino almeno a una morte dignitosa.

Non aver sprecato del tutto la propria vita mi sembra una degna realizzazione, almeno per me.
Il tuo ragazzo,
Hank

***

Questa lettera sembra scritta l’altroieri, invece è del 1986. È la lettera con cui Charles Bukowski ringrazia il suo editore, John Martin, per avergli dato una rendita mensile che gli permettesse di lasciare il suo lavoro da impiegato delle Poste per fare lo scrittore a tempo pieno (trovate l’originale qui).

È solo un caso che questa lettera mi sia capitata sotto gli occhi proprio oggi, nella giornata nazionale del choosy. È una scelta che abbia deciso di tradurla perché proprio oggi possiate leggerla. Bukowski è probabilmente per la Fornero il prototipo dello schizzinoso parassita della società, e probabilmente se fosse nato qui ed ora non sarebbe stato nulla più che un volgare ubriacone. Forse per molti ancora oggi non è altro che questo. Io so solo che le sue parole, a 26 anni di distanza, suonano vere in un modo che mi atterrisce.

In tanti, oggi, avrebbero bisogno dello stesso miracolo che salvò lui. Ma noi oggi i miracoli non ce li possiamo più permettere.

Grazie ad Adelemecca per il prezioso aiuto nella traduzione 😉

Annunci

6 thoughts on “Dalle 9 alle 5

  1. Però, il lavoro non è schiavitù. E’ anche un tessuto di relazioni sociali importantissime per il benessere di una persona: nel lavoro eserciti le tue capacità e ti mostri agli altri attraverso queste tue capacità. Chi canta le lodi dell’attività creativa ed individuale è spesso un asociale depresso- come infatti era Bukowski (oltre che un buono scrittore ed un alcolista).
    Che poi il lavoro possa essere alienante, va bene, ma recriminare il diritto ad essere stipendiati è pericoloso, sia perchè è da viziati, sia perchè è un ottima via per la depressione- vedi Charles.

    • Stiamo dicendo che fare lo scrittore non è un lavoro? No perché, di qui a dire che non è un lavoro neanche il giornalista, il copywriter, l’editor, l’insegnante, il ricercatore… il passo è molto breve.

      Il diritto al lavoro è garantito dalla Costituzione; chiunque lavora, producendo beni e servizi per il Paese, dovrebbe aver diritto ad equo compenso. Eppure, oggi come vent’anni fa, i lavori dalle 9 alle 5 (perché di quelli parliamo, e non di libera professione, che pure dovrebbe essere una scelta individuale e non un obbligo) “non sono mai dalle 9 alle 5, non c’è pausa pranzo, c’è lo STRAORDINARIO che i registri non registrano mai correttamente e se te ne lamenti, ecco, c’è un altro poveraccio pronto a prendere il tuo posto”.

  2. Come si evince chiaramente da questa bellissima lettera, Buk si riferiva a rapporti di lavoro dominati dallo sfruttamento e dall’alienazione… quel che soprattutto negli ultimi 20 anni sembra esser diventato il solo modo di lavorare.
    Non che prima le cose andassero benissimo, ma almeno esisteva ancora uno straccio di Stato sociale e dei diritti che tutelavano (almeno un po’) i lavoratori.
    Ora è tornato lo schiavismo.
    Lo scopo del lavoro dovrebbe essere migliorare l’essere umano, far emergere la sua creatività, libertà e personalità: in effetti, in una società libera da sfruttamento ed alienazione, il lavoro dovrebbe essere… come l’arte o come la filosofia.
    L’ideale dovrebbe essere ” Pescatori la mattina e critici la sera”, come diceva Marx; magari non ricordo bene la citazione da “L’ideologia tedesca”, ma il senso era quello.
    Buk ebbe la fortuna, immensa, di trovare un Martin così potè dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, scrivendo cose meravigliose: piene non solo di alcol e sesso, come qualcuno (non mi riferisco a te!) si ostina ancora a credere ma anzi anche critiche verso il cosiddetto “american dream.”
    Concludendo: ti ho “conosciuto” seguendo la tua polemica con Fusaro e la penso ALMENO al 90% come te.
    Non sono intervenuto perchè tu ed i tuoi interlocutori avevate sviscerato il problema ad abundantiam ma voglio aggiungere solo questo: (probabile) scarsa esperienza di vita in generale e (+ che probabile) ignoranza del mondo del lavoro in particolare, conducono spesso alla spocchia e talvolta anche all’inurbanità.
    Alla fine e saggiamente, tu ci hai riso sopra perchè come diceva Pascal: “Burlarsi della filosofia significa veramente filosofare.”
    E questo vale soprattutto per certi che si autodefinisono, spesso popomposamente, “filosofi.”
    Ciao.

    • Grazie.
      Perché hai scritto delle cose molto belle, ma soprattutto perché ti sei fatto un giro sul mio blog e hai letto anche altro a parte il post sull’evento-scandalo della scena filosofica italiana degli ultimi mesi. 😀
      Lo apprezzo un sacco, e spero che tornerai a trovarmi 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...