La filosofia dei vincenti

Ovvero: se volevo fare marketing, m’iscrivevo a economia

Ho passato la metà della mia vita a rispondere a chi mi chiedeva che cosa mai avrei potuto fare nella mia vita con una laurea in filosofia. Immaginatevi allora quando ho letto su Solferino28anni (il blog dei gggiovani per i gggiovani del Corriere della Sera) l’articolo Perché ha senso iscriversi a Filosofia (anche per trovare lavoro).

L’articolo è in verità un’intervista a Diego Fusaro, la giovane promessa (ormai mantenuta) della filosofia italiana. Bene. Chi meglio di lui può spiegare che la filosofia non è inutile come tutti pensano?

Il filosofo Diego Fusaro

29 anni, giovanissimo creatore di uno dei siti filosofici più cliccati (dal design esteticamente bruttino, certo, ma Fusaro studia storia della filosofia, mica estetica), carriera accademica fulminea, nove libri e svariate pubblicazioni all’attivo, una cattedra da ricercatore e una pagina wikipedia tutta sua, è l’immagine del successo filosofico. Proprio l’uomo che serve per riscattare una categoria di eterni sfigati.
Vai, Diego, illuminaci, raccontaci il segreto del tuo successo.

«Scegliere un buon ateneo, con professori noti, che scrivano libri, articoli e partecipino al dibattito contemporaneo: vuol dire che il pensiero che ti insegnano è concreto, calato nella realtà. Questo aiuta poi a trovare la seconda delle condizioni favorevoli: un buon maestro.»

Prima lezione: non tutte le università funzionano! Non tutti i docenti sentono il dovere di tenersi aggiornati circa il dibattito sulle questioni di loro pertinenza, rendendone magari partecipi i propri studenti! Diego Fusaro ha infatti studiato all’Università di Torino, che è sede di docenza di molte celebrità filosofiche (Maurizio Ferraris e Pierpaolo Portinaro giusto per citarne un paio); si è poi addottorato all’Università Vita e Salute – San Raffaele di Milano (anche questa ben popolata di star), che, in pieno regime meritocratico, subito ha riconosciuto i suoi meriti dandogli un bell’assegno da ricercatore.
E allora consigliaci, Diego: dove dobbiamo studiare per diventare bravi come te?

Al San Raffaele, dove insegno, l’85% dei laureati in Filosofia trova un impiego entro il primo anno: editoria, giornalismo, qualcuno [ma quanti di preciso? n.d.r.] resta nell’accademia. Ma una laurea in filosofia porta anche a lavorare in azienda.

Naturalmente Diego non ci specifica che tipo di aziende e soprattutto che tipo d’impiego: contratto a tempo indeterminato? determinato? a progetto? No perché, anche io che non ho studiato alla San Raffaele ho trovato lavoro entro il primo anno dalla laurea: ma solo a prestazione occasionale, naturalmente.
Quindi, seconda lezione: solo nelle università private ci si può ancora permettere l’ottimismo. In tempi di crisi del lavoro anche per lauree ben più pratiche, i filosofi no, loro filosofeggiano e mangiano. Naturalmente solo quelli usciti dal San Raffaele. Io penso ai filosofi che ho amato di più e un po’ basisco. Non me ne viene in mente uno che abbia avuto una vita felice e costellata di successi. Del resto Socrate, Giordano Bruno, Nietzsche, Sartre, Schopenauer non è che fossero proprio a caccia di successo (ok, in effetti Sartre e Schopenauer un po’ sì)… Ma forse erano solo frustrati per non aver studiato alla San Raffaele anche loro.

Frustrata“. È questo l’aggettivo che Diego Fusaro ha usato per definire Maria Scermino, rea di aver criticato le sue posizioni su HuffingtonPost Italia. Io, invece, mi sono guadagnata il semplice epiteto di “ignorante”, per il solo fatto di aver chiamato l’intervista su Solferino28 “una bella sparata”. Figuriamoci se l’avessi definita per quello che realmente penso che sia: un vergognoso spot pubblicitario all’Ateneo privato che a Fusaro paga lo stipendio (a tempo determinato).
Spot a cui Fusaro tra l’altro non è affatto nuovo (avete già dato un’occhiata alla home di Filosofico.net?). Tanto più vergognoso in quanto arriva dall’importante e cliccatissimo sito di un quotidiano nazionale non nuovo a questo tipo di posizioni, in tempi di sistematico smantellamento dell’università pubblica, con particolare riguardo per il settore umanistico.

La dialettica sgarbiana di Diego Fusaro

A quanto pare Diego Fusaro è forte in storia della filosofia, in dialettica un po’ meno. Il metodo è di quelli triti e ritriti: prima si sminuisce l’interlocutore (“Studia va’, che è meglio”), poi lo si taccia di ignoranza, infine si sfoggia un parolone tentando di intimidirlo (“parresia”, che altro non è che la libertà di parola – un valore che a Fusaro evidentemente sfugge), il tutto sempre guardandosi bene dall’argomentare nel merito. Sembra quasi di sentire l’eco dello sgarbiano “capra! capra! capra!”.

A proposito di parresia: Diego, come ci si sente a praticare la filosofia come «atto di dissenso verso il nostro mondo nichilista, che seppellisce valori, credenze e tutti i cardini della civiltà a favore della merce» in una università privata? Come ci si sente a parlare di marxismo in una ultraselettiva «università per protagonisti» (che peraltro sfoggia ancora in homepage citazioni di don Verzé, forse in maniera un tantino inopportuna)?

Una università per protagonisti (di cosa?)

Qualche giorno fa ho incontrato per caso il mio relatore di tesi per strada. Non lo vedevo più o meno dal giorno della mia seduta di dottorato, tre anni fa, ma non è cambiato molto. Non è nemmeno invecchiato.
Lui è quello che a buon titolo posso definire “il mio maestro”. È proprio il classico esempio di uno che “la prende con filosofia”: le sue digressioni teoretiche su ogni cosa, il suo cinico disincanto (spesso confinante col vero e proprio disinteresse per gli affanni dell’Accademia) mi hanno fatto penare da studentessa che sperava in una carriera universitaria, ma sulla lunga durata mi hanno insegnato lo spirito autentico della filosofia più di cento manuali. Le lunghe e divaganti chiacchierate nel suo studio restano uno dei ricordi più belli del mio periodo di tesi.

Lo incontro dunque per strada, e mi chiede: «Cosa fai adesso? Studi ancora?». Gli spiego che di studiare si studia sempre, ma le ricerche accademiche non danno pane e dunque non sono più il mio forte da parecchio. «Peccato. Con la tua facilità di scrittura e di pensiero…». «Eggià prof», gli dico sorridendo, «ma evidentemente mi interessavano le cose sbagliate! L’Accademia non faceva proprio per me». «Beh, quand’è così, non c’è altro da dire!», risponde con una risata. È proprio il mio maestro. 🙂

Vi ho già in parte raccontato qual è stata la mia esperienza con la filosofia universitaria. Ma non ho mai rimpianto la mia scelta: né quella di iscrivermi a filosofia, né quella di abbandonare l’Accademia nella sua torre d’avorio. Se avessi voluto un futuro accademico avrei dovuto fare tutto in maniera diversa: con meno cuore e più cervello, probabilmente lontano da casa, a baciare la terra sotto i piedi di qualche capricciosa star del panorama filosofico nazionale, costringendomi a provare interesse per sterili ricerche storiografiche.
Non avrei avuto, però, la libertà di pensiero e di ricerca che ho avuto.
Non avrei avuto il mio maestro.

Poi, se ve la devo dire tutta, la storia della filosofia mi è sempre stata un po’ sulle balle. È una nobilissima ed utilissima materia, la base su cui costruire tutto il resto, ma per me il filosofare è altro: è l’amore per il pensiero liberamente strutturato. La storiografia filosofica è roba da contabili del pensiero, non fa per me. È come dire che del tiramisù uno mangia solo il savoiardo e lascia il mascarpone.
Io vivo nel mondo, il tiramisù lo voglio mangiare tutto. I biscotti secchi li lascio al buon Diego.

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67 thoughts on “La filosofia dei vincenti

  1. ciao! mi è piaciuta. e mi ci ritrovo tanto. al diavolo questi portaborse arrivisti! avranno il successo ed il denaro (e che se ne vanti un filosofo, mi rende perplesso sulla sua formazione), ma non sanno cosa sia la felicità.

    • Grazie Alessandro 🙂
      Non dubito che Diego Fusaro sia molto preparato e sicuramente più in gamba della media dei suoi coetanei, ma sono d’accordo con te: sono altre le personalità che possono a buon titolo definirsi “filosofi”. 😉

      • ciao. Ma è vero che fusaro è imparentato con il marchio editoriale che l’ha lanciato o è una bufala?
        PS: io trovo sia scandaloso guadagnare soldi con (una versione edulcorata, banalizzata e spesso incorretta di) Marx e innalzare lodi a don verzè e lavorare\sponsorizzare un’università privata che sta vivendo un dissesto gravissimo.

  2. Beh, condivido molto di quanto detto. Proprio pochi giorni fa ho scritto una cosa sui convegnisti di professione della filosofia, che si può in parte applicare anche a Fusaro. Direi che nell’Accademia come anche in molti ambiti di lavoro, per avere successo bisogna elaborare spregiudicate strategie relazionali, un acuto calcolo nella scelta di promettenti relazioni. In tutto questo ragionamento neanche un ombra di contenuto filosofico: perciò apprezzo il sottotitolo del tuo post 😉 Per il resto, noto con favore che hai preso bene l’abbandono dell’Accademia. Ma quindi, per chi vuole studiare tutta la vita, e con suo studio contribuire al progresso del sapere, cosa resta? Ah già, la prestazione occasionale.

  3. Brava! Anche io quando ho letto l’intervista sono rimasta basita….proprio lui parla di ” di dissenso verso il nostro mondo nichilista, che seppellisce valori, credenze e tutti i cardini della civiltà a favore della merce” quando non fa altro che pubblicizzare i suoi libri che se non merce cosa sono? Però in effetti lui è un “filosofo” come altri, quelli veri, non si sono mai definiti, forse se lo può permettere….

  4. Dopo aver letto il tuo post (che mi è piaciuto molto) e l’articolo del Corriere ho pensato a quanto sia facile essere ottimisti avendo la “pancia piena”; inoltre mi sono chiesta se faccia più trsitezza vedere un italiano e un francese comunicare in global english oppure difendersi da chi la pensa in modo diverso scrivendo offese tramite commentini di facebook, bell’esempio di confronto e apertura mentale, si si.

  5. Anch’io studio filosofia al San Raffaele, conosco bene Fusaro, al suo contrario l’università non mi paga nessuno stipendio eppure posso confermare di avervi trovato molti uomini intelligenti come docenti (non tutti, s’intende), e infine anche quel maestro che Fusaro consigliava giustamente di cercare. L’accademia non è la filosofia, questo è ovvio, ma senza un’accademia eccellente di riferimento la filosofia si trascina povera e nuda per le città, non ha dove ritirarsi per contemplare la verità e costruire i suoi arabeschi di parole. E’ chiaro che l’eccellenza costa, per questo nulla di pubblico e statale potrà mai essere eccellente se non per caso o provvidenza, il modello universitario americano -vincente sopra a ogni altro- confuta tutti i critici delle università private. L’invidia e il risentimento non sono buoni motivi per disprezzare qualcosa o per odiare qualcuno, a tal proposito ci si vada a ripassare Nietzsche.

    • Premessa: non ho dubbi sul fatto che la San Raffaele offra un servizio più che eccellente, e che Fusaro stesso sia un eccellente ricercatore (sulle sue capacità di docenza mi riservo qualche dubbio, ma solo per la modalità irrispettosa con cui mi si è rivolto ingiustificatamente – cosa che mi fa credere che non sia proprio un asso della comunicativa). Non mi pare di aver scritto niente del genere. Tantomeno mi pare di aver mai espresso, qui o altrove, invidia o risentimento o disprezzo nei confronti di Fusaro – dal quale, pure, ho ricevuto solo insulti gratuiti.

      Nel merito della questione: concordo sul fatto che un’Accademia di riferimento per un filosofo sia importantissima, quando non necessaria. Un posto universitario garantisce quella tranquillità economica che (c’è poco da fare) è alla base della serenità di pensiero; pensiero che trova il suo terreno fertile in un ambiente accademico stimolante e ricco di scambi e suggestioni.
      Mi concederai però di notare che la realtà che gli studiosi di filosofia vivono tutti i giorni (anche alla San Raffaele) è un tantino diversa. Posti sempre precari (lo stesso Fusaro, nonostante il suo brillante curriculum, non è che un ricercatore a tempo determinato) e ambiente animato da un’incessante lotta a coltelli. Lo scambio proficuo, l’arricchimento reciproco, sono doni duramente conquistati o commoventi episodi di solidarietà umana, più che la norma.

      Detto questo, e data la premessa per cui la San Raffaele è sicuramente un’oasi felice della ricerca sotto tanti aspetti, non sono d’accordo con te quando dici che “nulla di pubblico e statale potrà mai essere eccellente”. Il riferimento secondo me dev’essere non il modello americano (che, come ormai sanno tutti, fa acqua da tutte le parti, con studenti ancora indebitati per la propria istruzione all’età della pensione), semmai quello francese.

      Di certo, per entrare nel dettaglio della critica che ho mosso a Fusaro, proprio uno studioso marxista non dovrebbe avallare questo genere di convinzione. Non mi infastidisce il fatto che Fusaro parli di marxismo dalla cattedra della San Raffaele (fintanto che non ha da dir nulla l’università che lo paga, perché dovrei io?); semmai mi infastidisce che parli di filosofia come «atto di dissenso verso il nostro mondo nichilista, che seppellisce […] i cardini della civiltà a favore della merce» e CONTEMPORANEAMENTE difenda e sponsorizzi una cattedrale della mercificazione del sapere quale l’università privata è – peraltro con dati statistici che non stanno né in cielo né in terra.

      Scusami se mi sono dilungata, ma mi premeva che il punto fosse chiaro una volta per tutte.

      • Guarda personalmente considero il marxismo una scoria ideologica con la stessa modernità di una locomotiva a carbone, per questo al contrario di Fusaro non ho problemi a rifiutare l’idea che l’università privata “mercifichi” il sapere (quella pubblica poi sussisterebbe a gratis?), il sapere può essere mercificato o meno da chi ne è detentore, non dalle strutture che lo promuovono. I sofisti come sai si facevano pagare profumatamente per le loro lezioni e conferenze, Socrate invece insegnava e filosofava a gratis, è una questione etica e teoretica che però qui non mi sembra a tema nel discorso. Il modello americano, mi spiace insistere, rimane il modello vincente per quanto riguarda formazione degli studenti, che usciti dall’università vanno a comporre in gran numero l’elitè dirigente, scientifica e culturale del paese (o del mondo), e per fruttuosità della ricerca, che è notoriamente leader numero uno al mondo. Solo adesso orientali, indiani e pochi altri stanno inseguendo e raggiungendo i livelli degli americani, al cui confronto i francesi -mi spiace- non sono nessuno. Il sapere è potere, su questo aveva ragione Bacone, che non a caso aveva immaginato una nazione che sulla ricerca scientifica fondasse la propria potenza incontrastata; è trista constatare dopo molti secoli che quella nazione non è nè la Francia nè tantomeno l’Italia, la cui accademia -e qui ti dò ragione- è chiusa nelle sue discussioni e diatribe e per nulla connessa al mondo del lavoro, se non come necessaria fuoriuscita (di solito si dice “sbocco”, giusto per infondere negli studenti una certa nausea sulla questione) per laureati che in qualche modo devono pur mangiare. Comunque il discorso di Fusaro aveva un suo senso, se un aspirante filosofo vuole avere delle prospettive lavorative (dentro o fuori dall’accademia) deve fare una scelta universitaria oculata, non tutte le università sono uguali nè danno tutte le stesse opportunità, per cui -se uno può- scelga quell’università che offre per vari motivi la qualità più elevata e le opportunità più vaste. Il S. Raffaele è questo, per filosofia ma anche ad esempio per medicina, chi conosce minimamente questa istituzione lo sa. E -concludo- chissenefrega se è privata, anzi meglio se è privata, almeno è libera dai vari diktat statali e burocrati incompetenti come il ministro Profumo.

        • Concordo sul fatto che il sapere universitario sia totalmente slegato dalla realtà e dal mondo del lavoro (particolarmente per quel che riguarda le materie umanistiche), infatti il discorso di Fusaro mi è sembrato emblematico proprio di questo. Potrei anche concordare quando dici che «se un aspirante filosofo vuole avere delle prospettive lavorative (dentro o fuori dall’accademia) deve fare una scelta universitaria oculata», ma non nel senso in cui lo intendete tu e Fusaro.

          Vedi, il male dell’Accademia è nello sgomitare per emergere piuttosto che collaborare e dividere le risorse, creando un sistema fruttuoso per tutti. Fintanto che ci si affannerà a crearsi una carriera universitaria scegliendosi il barone giusto a cui portare la borsa per anni, sgobbando gratis, cedendo pezzi di lavoro proprio in cambio di un posticino ad una scrivania per un anno o due, affossando i colleghi in una gara a chi è più brillante, non avremo mai un’Accademia libera. Questo è vero tanto nel pubblico quanto nel privato – che non è senza padroni, ha solo padroni diversi, in cima a tutti quel Capitale che Fusaro contemporaneamente disprezza ed esalta (almeno tu coerentemente inneggi al privato ma allo stesso tempo consideri il marxismo una scoria ideologica, e questo lo apprezzo).

          Non concordo nemmeno sulla faccenda dei sistemi universitari (la fruttuosità della ricerca americana deve molto alla preparazione dei cervelli in fuga italiani e non solo, non fingiamo di non saperlo), mi sembra ci sia un po’ di minestrone tra i concetti di ricerca filosofica, ricerca scientifica, ricerca in genere, ma qui potremmo davvero questionare all’infinito.

          • Sottoscrivo quello che dici sul carrierismo accademico, d’altro canto dubito che io o te riusciremo a risolvere in tempi umani il problema dei ruffiani e dei leccaculo, che esistono fin dall’alba dei tempi e sempre esisteranno. In un sistema espanso di competizione ognuno d’altra parte usa i mezzi che ha a sua disposizione per emergere, i fortunati la raccomandazione, i ruffiani la lingua, le ruffiane magari qualcos’altro, questa lotta fra cretini però è possibile solo in un contesto dove la garanzia del lavoro non è subordinata alla condizione dei risultati del lavoratore, diremmo noi più semplicemente dove non c’è meritocrazia. Il problema è che la meritocrazia non può essere un sistema calato dall’alto, ma solo un’inevitabile conseguenza dei metodi di finanziamento degli ambiti accademici, per questa ragione io inneggio al privato: uno studente mediocre, pigro e/o poco intelligente che pensa, una volta divenuto docente per qualche via, di poter campare serenamente con uno stipendio statale o parastatale senza mai dover dimostrare nulla a nessuno, è ovvio che si ridurrà al lecchinaggio o a ben peggio pur di vincere i concorsi e ottenere la cattedra; viceversa se quella cattedra e la sua relativa retribuzione fossero soggette alle normali leggi del mercato e della concorrenza, per cui solo immettendosi in progetti di qualità (libri, invenzioni, scoperte, ecc ecc.) si potrebbe sperare di sopravvivere economicamente, ecco che sarebbe fatta una selezione naturale e giusta dei candidati a talune posizioni accademiche e non, senza possibilità di ingannare il sistema con millantato credito maturato chissà come. E’ chiaro che da noi questo “capitalismo accademico”, che in America è il motore della ricerca e quindi anche dell’industria, non piace per niente, la casta dei mediocri e dei baluba anzi lo teme perchè se fosse realizzato si vedrebbe tagliata ogni via d’accesso verso il sostentamento più facile e comodo possibile, soprattutto viene democraticamente rifiutata l’idea che alla gerarchia naturale dell’intelligenza (chi più, chi meno) debba corrispondere anche la gerarchia sociale ed economica, tant’è vero che da noi sono i più ignoranti e non i più sapienti a sedere in parlamento.

            PS. so benissimo che se gli USA ci fottono dal punto di vista della ricerca è in buona parte grazie a cervelli italiani, infatti non ho mai pensato che gli americani siano razza superiore (per certi versi anzi sembrano un popolo di idioti), però sono molto furbi, perchè quei cervelli stranieri (non solo italiani) sono riusciti ad attrarli proprio grazie a quel capitalismo accademico di cui parlavo. E così vincono.

            • Quoto tutto, parole sante. Lasciate stare il modello Francese, che fa acqua da tutte la parti ed è buon penultimo, prima di quello italiano. C’è una differenza sostanziale tra una sana competizione basata su qualità e produttività e la competizione basata sulle leccate di culo. Non si può abolire la competizione per evitare il secondo fenomeno.
              V.

              • il punto è che, se dovessimo basarci su produttività e competitività, la ricerca filosofica non esisterebbe nemmeno. È davvero questo il modello che vogliamo?

        • il modello americano è fatto per chi ha i soldini, un amico mio, americano, si è laureato in architettura e in saccoccia gli è rimasto un debito di 120.000 dollari, e visto come funziona oggi, stipendi minimali, se gli va bene pagherà il suo debito in 40 anni aumentato del 500% dai suoi conti circa 600.000 dollari, fregatura in cui ci son caduti centinaia di migliaia di ragazzi, una manovra ben congegnata (uno schifo) non ti pare?

    • Egregio epigono del più becero e dogmatico liberismo, se non riesce a capire che:

      l’ ottenere successo

      da centri di ricerca USA che da tutto il mondo selezionano la crema della crema (e finanziato spesso anche dallo stato per importanza strategica per economia ed esercito e tecnologia)

      è banalmente tautologico

      mi domando che cosa studia a fare, filosofia soprattutto. Aggiungendo poi che al contempo la cultura della gente (non uso il termine medio, ma la possibilità di istruirsi anche dell’individuo non super-talentato o foraggiato) è uno sfracelo negli USA. A tal fine le consiglio non di ripassare Nietzsche (tra l’altro ri-passato in 100 versi, anche contrari) ma innanzitutto di chiudere la televisione.

      Del resto constato che nelle aziende o istituzioni private vige clientelismo, nepotismo, e disonestà, come e + che nel pubblico solo che li il regolamento a cui ti puoi appellare è “quella è la porta..”, e il fatto che il criterio dell’efficienza sia inconciliabile con tutto ciò è una favoletta, ad esempio la si può scaricare su altri, e di splendori eroici di managers privati in Italia ne abbiamo a iosa.

      Se fosse come dice lei, sarei il primo liberista, per ora cerco solo di non essere tra gli ultimi fessi.

      Ma del resto può stare allegro/a, perché in base a questa sua ideologia è imperante e auto-celebrativa l’idea di cui stiamo parlando “Perché studiare filosofia” non è più soltanto un intendo, difficile, coraggioso, ma semplicemente puff perderà completamente di senso.
      Cosa che Fusaro le saprà spiegare egregiamente, o in modo più approfondito ne farà esperienza.

  6. esattamente 🙂 l’hai descritto così bene..io lo chiamo l’ <>..cmq, in merito alla questione, hai scritto cose verissime. Il grave errore di Fusaro è che spesso e volentieri cade nel narcisismo della ragione…;)

  7. “A proposito di parresia: Diego, come ci si sente a praticare la filosofia come «atto di dissenso verso il nostro mondo nichilista, che seppellisce valori, credenze e tutti i cardini della civiltà a favore della merce» in una università privata? Come ci si sente a parlare di marxismo in una ultraselettiva «università per protagonisti» (che peraltro sfoggia ancora in homepage citazioni di don Verzé, forse in maniera un tantino inopportuna)?”

    T O T A L E !!!

    La presunzione delle persone che si sentono “arrivate” senza aver mai sbattuto davvero le corna sulla vita vera è una cosa intollerabile, in qualsiasi contesto, lavorativo e non.
    E con tutto rispetto per Fusaro, eh…
    Io amo i suoi smile.

  8. Si spera che il “magister” dell’amico Fusaro non sia, poi, proprio quel carissimo “Reale”.
    Fosse così Diego dovrebbe passargli un po’ gli appunti del Filosofico.net per quanto riguarda il pensiero aristotelico ( e forse anche quello platonico).

  9. Come sempre, quello che scrivi è, per me, motivo di riflessione. Come sempre, mi fai anche sorridere. Come sempre, mi fai sentire meno sola (e meno anormale).
    Direi che ci sono diversi motivi per ringraziarti (:

  10. Purtroppo in filosofia sono un ignorante, nel senso che la ignoro completamente, quindi non riesco a capire granchè dei commenti, però ho la fortuna (?) di conoscere il Prof. Fusaro di persona, per questo mi sono imbatuto in questo articolo, e non posso nascondere la soddisfazione che ho provato nello scoprire che ci sono persone che non lo stimano e mettono in dubbio ciò che egli esprime con quel tono insopportabile di saccenza (che non lo abbandona nemmeno nella vita di tutti i giorni). L’unica domanda che pongo è: ma un sostenitore così accanito della parresia perchè ha cancellato tutti i suoi commenti nel dialogo su facebook che è copiato in questa pagina?
    L’unica arte che gli riconosco praticare è quella dell’immagine e dell’apparenza,nel resto sono sempre più convinto valga poco.
    Scusate l’intromissione poco filosofica

    • Infatti Gabriele, sono stata sorpresa quanto te di notare che tutti i suoi commenti relativi al dibattito scaturito dll’intervista sono stati cancellati (Diego ha poi anche bloccato il mio profilo personale su facebook). Credo che sia solo l’ennesima dimostrazione della sua intolleranza al dialogo e al dibattito, atteggiamento che io trovo molto poco filosofico.
      Oltreutto, uno dei pregi di un giovane ricercatore dovrebbe essere la padronanza dei nuovi strumenti di comunicazione, non la chiusura mentale degna del più vecchio degli accademici!

      • Ma lui li padroneggia,cosa non padroneggia è la sua spocchia che talvolta è tanto grande da esplodere in questi scatti ingiustificati.Eppure io, da profano, credo che un filosofo dovrebbe eccellere nell’apertura al dialogo ed alle critiche, e non catalogarle subito come espressione di persone poco intelligenti. E a chi sostiene “Ce ne fossero come Fusaro” replico che per il mondo uno è già troppo.

  11. In realtà Fusaro mostra come volontà e applicazione possano portare lontano, senza nascondersi nel comodo ritornello dell’Italia dei raccomandati. Se hai voglia di farti il mazzo, se sei disposto al sacrificio, allora le strade ti si aprono, sono gli altri che ti cercano, non sei tu che devi bussare ad una infinità di porte senza ricevere neanche uno straccio di risposta. Fusaro sta mostrando una strada, e finisce che una sua intervista su un blog secondario del corriere provoca un dibattito nazionale. Ce ne fossero come Fusaro!

    • come ho avuto già modo di osservare sia qui che altrove, non ho mai messo in dubbio i meriti di Fusaro. Sarà un ottimo ricercatore, ne sono certa, così come sono certa che il posto che occupa è più che meritato.

      Per insegnare, però (filosofia in modo particolare), ci vorrebbero correttezza, buona educazione, apertura al dialogo. Tutte cose che, nella mia personale esperienza, Fusaro ha dimostrato di non possedere affatto.

      • Ma se uno viene attaccato ad personam, con sufficienza e scherno, potrà incazzarsi no?! Ho seguito la vicenda. prima lo si stuzzica, poi quello reagisce (in malo modo questo bisogna dirlo), infine si grida alla maleducazione del fusaro.
        Io ti spaccherei il computer in testa se tu mi dessi del raccomandato e del lecchino, altro che cancellarti dai miei contatti Facebook. In fondo la storia è sempre quella, IO posso permettermi certe libertà, gli altri invece si devono comportare bene. Rileggiti con distacco e senso critico, pensaci, perchè la prima ad aver avuto un atteggiamento non aperto al dialogo, maleducato, ed infine scorretto sei stata precisamente tu.

        • Leo, forse hai seguito male la vicenda e ti sei perso la parte in cui riporto lo screenshot della mia conversazione con Fusaro (conversazione che, appunto, lui ha poi cancellato, rendendosi conto evidentemente di essere stato inopportuno).

          1) io non ho stuzzicato nessuno. Ho solo scritto sulla bacheca di un mio amico ed ex collega (che peraltro non immaginavo nemmeno fosse amico anche di Fusaro) che “avevo letto la bella sparata di Fusaro e contavo di scriverne”. “Bella sparata” non è un attacco ad personam, non è un insulto, è semmai un giudizio di merito sull’intervista, che giudicavo e continuo a giudicare una sparata;

          2) il mio post qui sul blog è uscito solo dopo la conversazione con Diego. E aggiungo che di certo ne è stato influenzato negativamente, di certo non sarei stata così dura se non mi fosse stato dato gratuitamente dell’ignorante.

          3) Non ho mai, in nessun luogo, scritto né insinuato che Fusaro sia un raccomandato. Né in questo post, né su facebook, nemmeno in privato. Anzi, ho sempre sostenuto il contrario.

          Rileggi tu il mio post con distacco e senso critico, e ti renderai conto che sono stata fin troppo educata. Al posto mio, tu avresti abbondantemente spaccato il computer in testa a Fusaro. Invece io continuo a dialogare con educazione sia con lui che con te.

          • fusaro cancella sovente i propri messaggi e tutti i commenti negativi che riceve sulle pagine che gestisce dispoticamente. Sarebbe da capire qual’è la ratio che porta alla rimozione di commenti verso le sue markette ad un’università in dissesto aggravato da episodi criminosi su pagine dedicate alla “filosofia”, mica gruppi del san raffaele.
            saluti dall’inghilterra 🙂

  12. Ciao!
    Ho visto che è già stata fatta una lunga discussione sul “capitalismo accademico” e non ci tornerò, anche se qualcosina da dire ci sarebbe.
    E’ indubbio che Fusaro abbia fatto una pessima figura: quell’uso ad intimidire di un “di Heideggeriana memoria” o “parresia” sono imbarazzanti. C’è una differenza con Sgarbi però: lui fa un giochetto collaudato e del tutto razionale, Fusaro è scivolato su una buccia di banana.
    Teniamo però conto che è un ’83 ed ha avuto un’ascesa vertiginosa: queste cose si pagano, soprattutto a livello di capacità relazionali.

    Su un paio di cose non sono d’accordo: questo atteggiamento punk nei confronti dell’accademia. Se si deve campare della vita dello spirito essa diventa un lavoro, con tutte le dinamiche classiche delle carriere lavorative. Non mi sembra uno scandalo e neppure un limite.

    Solidarietà per esserti presa gli improperi del giovin filosofo, in ogni caso. Non tutta la gente nell’accademia è cosi.

    PS: Anche sulla storia della filosofia, non sono d’accordo. La filosofia è pensiero strutturato, ma anche aderente alla realtà. E la storia è lo spiegamento temporale di questa realtà. Dunque… blablabla Hegel blablabla ci siamo capiti.

    • Ciao Tommaso,
      innanzi tutto grazie per il commento e per la solidarietà 🙂
      Mi rendo conto che il mio atteggiamento verso l’accademia è piuttosto “punk” (mi è piaciuta molto come definizione :D), e in effetti è per questo che non ho fatto nessuno sforzo per restare in quell’ambito: da neolaureata l’avevo sicuramente idealizzato, lo scontro con la realtà è stato duro. Poi appunto, qui sul mio blog si parla spesso di dinamiche lavorative che vengono accettate come normali quando non dovrebbero esserlo: in particolare, credo sarebbe un mondo meraviglioso se gli accademici a tutti i livelli (dai giovani dottorandi ai prof ultratogati) fossero maggiormente disponibili a mettersi in discussione e aiutarsi reciprocamente. So che non tutti nell’Accademia sono come Fusaro, per questo ci spero 🙂

      Sulla storia della filosofia, bada che non dico che sia una strada da non praticare. È un punto di partenza e un sostrato fondamentale, ma dovrebbe essere la base per un pensiero più articolato e più di ampio respiro (appunto, vedi Hegel e tutto il resto appresso). Discutere, che so, delle ricadute agostiniane in questo o quell’altro pensatore spulciando la sua corrispondenza può diventare un argomento decisamente poco interessante se non perviene mai a un punto.

  13. La discussione, per quanto interessante, è sfociata nel classico “polemicone” italiano. All’estero invidiano la nostra storia (letteraria, musicale, ecc.) e noi ci scanniamo con chi vuole preservarla e portare innovazione e fra noi… Io sono laureta in filosofia, con una tesi su Dostoevskij e Feurbach, ora mi occupo di fotografia e arte contemporanea. La gente a volte mi dice: “Fai qualcosa che non c’entra niente con quello che hai studiato”. Taccio, penso all’ironia di Jankélévitch (fatemi sembrare un po’ intelligente) e sorrido tra me e me.

    • annam, mi ritrovo completamente nel tuo percorso. Anch’io una tesi a metà strada tra filosofia e letteratura, anch’io catapultata in un mondo lavorativo molto diverso. Ne scriverò, prima o poi, dell’immensa fiducia che il mio prossimo ha in me, al punto di affidarmi lavori per cui non sono stata assolutamente formata 😀

      Ho imparato ad adattarmi, a farmi plasmare dall’ambiente e ad attingere sapere da tutto. Credo che la formazione filosofica sia servita anche a questo e col senno di poi credo, forse con un picco di presunzione, che l’agilità della mente sia l’eredità più viva che la filosofia possa lasciare.
      Mi piace pensare che sono quelli come noi a mantenere la filosofia viva e attiva, lontano dalla polvere delle accademie 😉

  14. ciao.
    come spesso capita per fenomeni tipici di questo erratico paese, se chiederai chi è fusaro appena varcati i confini patri nessuno saprà risponderti, al netto di comparsate qui e lì, pagine su wikipedia (e wikiquote) e altre carabattole autopromotrici un po’ ridicole. Vale per tanti prodotti commerciali prodotti in questi ultimi anni di sciatto berlusconismo, nella musica e nella letteratura. Se mai dovesse succedergli, per errore, di essere letto oltre alpe, gli romperanno retoricamente il collo, com’è successo per tanti chiaccheroni che si spingono a parlare senz’arte nè parte di scienza o economia, di cose costruite su teoremi, prove e dati. Il terrore di Fusaro verso le scienze è piuttosto comprensibile: l’apparato quantitativo che permette di determinare una gerarchia di robustezza basata su criteri oggettivi e a-personalistici rende molto difficile la vita ai chiaccheroni.
    Nonostante il timore per figuracce totalitarie, di marketta in marketta penso ci sposteremo presto ad un attacco esplicito in tal senso. Vuoi perchè la co(o)rte che si è costruito intorno gli sta togliendo giorno dopo giorno lucidità, convincendolo sempre più di essere abbastanza intelligente e capace di spingersi su posizioni pericolose (leggi: grottesche), vuoi perchè è alla perenne ricerca di un segmento di mercato in cui annidiarsi, attraendo l’inattraibile. In quest’ottica si spiegano sia gli attacchi reazionari-snob-patetici contro gli antiberlusconiani (volti semplicemente a garantirgli la benevolenza di qualche ricco padrone), sial’ode funebre a don Verzè (marx sarebbe entusiasta).
    Che dire, un personaggio del genere esiste solo sotto 3 condizioni:
    1) venti anni di berlusconi che disabituano gli animi a una sana e robusta dialettica e porta i lettori, totalmente diseducati e incapaci di capire perfino il senso primario di ciò che leggono, a farsi di pancia buona e accettar quel che capita (non si capisce perchè altrimenti il don verzista viene accolto a braccia aperte in tutti i centri sociali)
    2) un ambito disciplinare incapace di selezionare oggettivamente
    3) un mercato che premia le copertine con la barbetta di marx

  15. Ho 22 anni, studio filosofia all’uni, e sono dunque al terzo anno del mio percorso. Ho letto questo articolo e i commenti a seguire, così come altri articoli scaturiti dalla polemica su Fusaro. Mi trovo tendenzialmente più d’accordo con le posizioni espresse dall’autrice dell’articolo, rispetto a quelle di Fusaro o dei difensori delle università private in quanto unica realtà “meritocratica”. Mi pare di aver capito che esistono due categorie di studiosi di filosofia, chi non rinuncia alle proprie aspettative adolescenziali (e ce la fa con enormi sacrifici o grazie a particolari condizioni) e chi le modifica per adattarle (abbassarle?) alla realtà del compromesso con la vita. Non critico nessuna delle due scelte, ma mi chiedo cosa rimarrà della filosofia, stretta tra gli abili nani dell’accademia e chi è costretto a coltivarla nel poco tempo libero concesso dal “lavoro vero”. Inizio a credere che se sono esistiti pochi veri filosofi non è perché non ci siano stati ingegni e talenti, ma perché il pensiero è un fiore che sboccia solo in condizioni particolari e rare. Una tranquillità economica che la nostra generazione, accademica e non, sembra non potrà avere, o che, se ottenuta, a meno che il lavoro non coincida con la ricerca, esclude il tempo necessario per pensare in forma estesa e sistematica. Mi sembra che sia la possibilità stessa di un grande pensiero ad essere finita. La necessità chiede di renderci piccoli, o perché costretti a ricerche infime e specialistiche che nulla hanno di utile e vantaggioso, o perché impossibilitati dopo 8 ore di lavoro a fare degli “extra filosofici” che siano rigorosi. Traggo le conclusioni. Ho deciso che dopo la triennale in filosofia faccio la magistrale in pesca subacquea e poi il dottorato in camping estivo 😀

  16. Complimenti.
    Per scorrevolezza, chiarezza delle argomentazioni e ironia, lei è un esempio di cosa significhi filosofare.
    E il fatto che chi sia in grado di filosofare sia abitualmente fuori dall’università, in particolare da alcune, e chi si imbottisce di nozioni e di se stesso vi sia dentro, in particolare in alcune, la dice lunga sullo stato dell’università stessa.
    Cordiali saluti,
    FSollazzo

  17. Passo per caso, io non ho studiato filosofia (manco a scuola, ho fatto il tecnico…) e lascio volentieri a voi la discussione che vi compete. Sono d’accordo con l’autrice ma da scienziata quel che mi ha fatto storcere il naso è stata la frase “Già al liceo i professori cercano di indirizzarti a facoltà più pratiche, come Ingegneria ed Economia, che insegnano a riprodurre il mondo così com’è, e non a metterlo in discussione”, è un peccato che siano ancora così ampiamente diffuse queste banalità sul pensiero scientifico. Ed è un peccato che vengano da un filosofo.

  18. Ti interessa se ti racconto come ho scovato il tuo blog e ho iniziato ad adorarti?
    Ovvero, fermati un attimo: riguarda la cronologia di firefox…cos’è che andavi cercando?

    Dovevo scrivere, sono stata bloccata da una domanda, quella che mi si ripresenta a distanza di giorni o di settimane, a volte è costantemente padrona della mia mente, per fortuna di notte, quando non devo essere concentrata su altro.

    A quella solita domanda non ho saputo resistere stamattina.

    D’altronde è un giorno speciale, gli obblighi della tutto-fare iper-impegnata e sempre “sul pezzo” sono per un paio d’ore accantonati e vivo un’insolità libertà. Ecco dunque che penso. Ricordo L’impero dei segni e I miti d’oggi di Barthes e inizio a cercare dei dettagli, nella mia mente, poi in rete…non ho i libri a portata di mano…
    Di lì è successo lo strano fenomeno: mi sono imbattuta in filosofico.net e incredula di fronte alla hompage pubblicitaria ho automaticamente aperto il link dell’intervista sul Corriere. Il Corriere, in via Solferino, sì al civico 28, lo so…e allora? Ahhhh…ma siamo ai livelli dei guerrieri del lavoro dell’Enel (ti prego, scrivi qualcosa su quello).
    Leggo l’intervista e vedo i commenti, rapida, ormai innervosita, cercando di sollevarmi il morale, a quel punto! Una comincia concedendosi un paio d’ore di libertà e cosa le capita? Apre appena la finestra e il filo d’aria rivelatore di pirandelliana memoria la investe, quasi fosse un anziano immobilizzato a letto… Mi investe di quel marrone lì, propiro quello… e no eh! E io che volevo una boccata d’aria fresca. In quello mi imbatto nel tuo blog, complice la fortuna, ma soprattutto il tuo fantastico stile e linguaggio, immediato e cruciale. Bello, mi piace, se avessi da donar qualcosa, tu ne beneficersti! Grazie!
    Nuova lettrice e follower di Tweeter

  19. effettivamente il buon Fusari mi è parso anche a un preparato, talentuoso, ambizioso pallone gonfiato. E diciamolo: pure un po’ paraculo. Perché esaltare il pensiero di Marx durante una grave crisi economica son buoni tutti, ma poi il tuo principale supporter non sarà certo Socrate bensì un poveraccio che pur di sfogare la sua frustrazione voterebbe Hitler. Prima di spararle grosse il buon Fusari dovrebbe ricordare come finì Heidegger e tutta la sua spocchia…e almeno Heidegger era un filosofo vero e non il p.r. di una università di snob.

  20. Recentemente ho avuto modo di affermare, interloquendo sul web con una persona sconosciuta, che la filosofia occidentale moderna sia divenuta del tutto teoretica e non riesca più a varcare la soglia della metafisica, o dell’esperienza esistenziale rivolta alla conoscenza diretta, se non concependola attraverso i propri limiti (il che non la rende né metafisica, né esperienza formativa profonda). Ora, perfino in una presentazione alla Metafisica di Aristotele apparsa, se ben ricordo, sul Corriere, la metafisica veniva definita come ciò che viene dopo la fisica (???). Mi pare abbastanza evidente quindi che la filosofia moderna non sappia più uscire dal pensiero per affrontare l’immediatezza esistenziale (che ha profonde radici metafisiche), senza proiettare una indelebile parte del soggetto pensante, e riducendo lo stesso a una semplice parte che legge a proprio intendimento il fenomeno manifestato. Ciò non è accaduto, o perlomeno è accaduto come decadenza interpretativa, nell’ambito della filosofia orientale, la quale, laddove si sia mantenuta fedele alle origini, ha conservato un carattere prettamente metafisico non oziosamente speculativo, e dunque di ricerca delle cause pre-esistenti alla fisica (pertanto includendola), attraverso una rigorosa condotta di vita non solo pensata e il più possibile scevra da intellettualismi d’ordine puramente individuale, pur partendo dall’individualità a cui si è soggetti (Shankara, Lao-tze, Chuang-Tze, lo stesso Sakyamuni, solo per citare dei nomi). Eppure elementi significativi in questo senso erano in parte, o in nuce, presenti anche nella filosofia classica, non fosse altro che nella ricerca diretta dell’esperienza come stile di vita atto all’incontro con la conoscenza intesa in senso più ampio. Allora a questo punto, prima ancora del loro pensiero, debbo per forza di cose privilegiare la vita di certi filosofi come Diogene o Eraclito, o come la stessa Ipparchia che sposa un bruttino e spiantato Cratete, come Seneca o Epitteto che si suicidano per etica coerenza o vivono in ristrettezze senza ricercare i clamori di nessun successo filosofico, come Marco Aurelio che si preoccupa se la sua condotta da imperatore sia filosoficamente all’altezza, o come la debole e malaticcia Simone Weil, tra i moderni, che va a far l’operaia in Renault e partecipa alla guerra civile in Spagna, i quali tutti non si sottraggono alle asperità anche fisiche di una ricerca davvero integrale, che sappia anzitutto formare un reale carattere filosofico esistenziale (quello d’un Socrate, ad esempio, che non si presenta come filosofo, ma filosoficamente sopporta gli schiaffi ricevuti per strada): un carattere totalmente vissuto e non solo pensato.

  21. Scrivendo su Google “giovane filosofo italiano” Fusaro esce tra i primi. Tempo fa qualche giornalista ha scritto di lui la cosa giusta nel momento giusto. Il suo volto è piaciuto e la gente ha fatto finta di capire di cosa si occupi. Gli altri giornalisti, che come me devono presentare proposte all’editore in tempi in cui non c’è più tempo e vantaggio nel cercare le proposte stesse, hanno semplicemente riproposto l’argomento e la persona, e così Fusaro ha avuto la sua bella fama. Idem per Alessandro D’Avenia, giovane insegnante di lettere di una nota scuola privata milanese e autore di due romanzi, chiamato da testate giornalistiche per commentare in modo poco giornalistico fatti collegati al mondo della scuola anche senza sapere cosa sia la scuola italiana (insegna nel privato, dove le cose funzionano molto diversamente). Il mondo funziona così, e con tutti questi commenti diamo il nostro bel contributo. A mio avviso, però, Fusaro si sta fregando da solo. Lo spot al S. Raffaele sul suo bruttissimo sito è imbarazzante quanto antiestetico. Forse il suo narcisismo (tipico di chi ha avuto successo senza sbattere troppe volte la testa, come diceva qualcuno in qualche commento precedente) ha l’effetto di non rendergli palese questioni invece evidentissime agli altri, come il succitato spot al S. Raffaele. O forse la direzione del S.Raffaele riesce a fargli fare qualsiasi cosa, togliendolo dalla condizione di libero pensatore, nonostante sia un “filosofo”.
    p.s: ora devo scrivere un articolo in cui dipingere un coglioncello figlio di papà come uno start upper pieno di idee e di risorse. Lo scriverò bene e chi lo leggerà penserà sia tutto vero, invidiandolo e prendendolo a modello. Lui sarà contento, io guadagnerò i miei 200 euro ad articolo, alcuni si incazzeranno e su Facebook scriveranno che ho sparato stronzate. Ed è vero. E’ il mondo, bellezza!

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