Non ci resta che piangere

“Sacrificio”. Non riesce nemmeno a dirlo, la ministra Fornero. Forse perché di sacrifici continuano a chiedercene sempre troppi? Ci dicono che finora abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ma se ripenso agli ultimi cinque o sei anni mi chiedo quali fossero, allora, le mie possibilità.

Ieri dunque il Presidente Monti* ha annunciato le misure necessarie a saldare i debiti e rientrare nelle nostre cosiddette possibilità. Molte analisi sono state fatte in queste ore (tra quelle che ho letto, la più condivisibile mi sembra quella di Alessandro Gilioli), e io non mi lancerò di certo in una disamina che non sono in grado di fare. Ma quando ho sentito i provvedimenti sulle pensioni mi è venuto spontaneo farmi due calcoli.

Attualmente, dovrei aver maturato circa quattro anni di contributi Inps: tre per il dottorato (sempre che l’Università abbia davvero versato quel che doveva, cosa che non è affatto scontata), e un altro annetto tra il tirocinio appena conlcuso e qualche altra amenità simile. Riscattare gli anni dell’università per il momento è fuori discussione, visto che servirebbero cifre abnormi che non possiedo.
Ora, secondo le nuove norme, il numero di anni contributivi necessario per andare in pensione è stato innalzato per le donne a 41 anni e un mese. Tra due settimane io compio 29 anni. Questo significa che, se tutto va bene, potenzialmente potrei andare in pensione, salvo ulteriori modificazioni, non prima dei 66 anni. Naturalmente se avessi un contratto full time a tempo indeterminato in una sede di lavoro per nulla a rischio di licenziamento. Praticamente, l’utopia.
La ministra Elsa Fornero ha 63 anni. Gli anni contributivi per andare in pensione con un mensile di tutto rispetto non le mancano di certo.

Che dici Elsa, chi ha più motivi per piangere?

Una diapositiva riassuntiva della riforma delle pensioni

* Non so voi, ma io quando sento dire “Presidente del Consiglio”, penso ancora automaticamente a Berlusconi, e la cosa mi atterrisce non poco.
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4 thoughts on “Non ci resta che piangere

  1. In realtà è stato tutto organizzato per dimostrare al mondo che non siamo solo cabarettisti capaci di far ridere i rappresentanti di Francia e Germania in piena crisi finanziaria; abbiamo anche ampie doti drammaturgiche… E poi dicono che gli italiani non investono nell’arte…

    • eheh 🙂 scherzi a parte, io poi non credo sia proprio una sceneggiata organizzata. Ma diciamo che avrei preferito che la brava Elsa avesse rifiutato di firmare sbattendo la porta, piuttosto che mettersi a piangere in conferenza stampa, ecco.

  2. l´incantesimo degli italiani continua, dormono..ma, sinceramente c´era qualcuno che s´aspettava qualcosa di diverso? In piu´ arriva provvidenziale il numero delle lacrime e tutti giu´a scrivere che sti´qua in fondo..in fondo facevano anche loro la loro porca parte, umanita´compresa. Io l´avrei glissata ma ho visto un video che …e vaffanculo ti sputtano!
    ho una teoria..come dice Leonardo.. Ciao!
    http://nishangainberlin.blogspot.com/2011/12/sentieri-che-hanno-un-cuore.html

    • confesso di non saperne abbastanza di economia per trovare ricette e soluzioni. penso anche, in effetti, che non dovrei essere io a proporre soluzioni efficaci; dovrebbero farlo i politici e i professoroni come la Fornero, e il mio compito dovrebbe essere solo quello, da elettore, di provare a capire se sono soluzioni che approvo e che sembrano migliorare la qualità della mia vita.

      La mia valutazione, quindi, è puramente di ordine pratico: se la Fornero, che è ritenuta uno dei massimi esperti di welfare in Italia, non riesce a fare meglio di così, io sono costretta o a preoccuparmi o a mettere in dubbio la sua professionalità e incazzarmi…

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