Mal che vada, andremo a fare i cassieri all’Auchan.

Mi ricordo quando la sezione “Lavoro” dell’oroscopo la saltavo a pie’ pari, ora invece è la prima cosa che guardo, che l’amore ce l’ho e la salute ancora m’accompagna.
Mi ricordo quando ai laureati si chiedeva “E adesso che farai?”, mentre ora certe domande sembrano inopportune e fuori luogo, come chiedere a una vedova al funerale del marito se ha intenzione di risposarsi a breve.Mi ricordo quando all’università si scherzava: “mal che vada andremo a fare i cassieri all’Auchan”, noi, gente di Lettere che con le calcolatrici avevamo ben poco a che fare; mi ricordo un amico che cambiò lavoro perché “vuoi mettere, mi pagano quanto una cassiera dell’Auchan ma lavoro molto di più”; e mi ricordo quella volta che lo inviai davvero, il curriculum, non all’Auchan ma all’Ikea. E non mi chiamarono nemmeno per un colloquio.

Un amico che non vedo spesso qualche giorno fa mi ha scritto: “raccontami un po’ che fai, ma senza lamentarti del lavoro”. Sono un disco rotto, lo so. Ma disoccupazione, precarietà, crisi, sono problemi così diffusi che se ne parla come del meteo. Continuamente e con rassegnazione.
“Eh, mi scade il contratto tra un mese” suona ormai più o meno come “Eh, pare che la settimana prossima verrà a piovere”. Le trasmissioni di approfondimento una volta a settimana in tv non sono molto diverse. Pure conversazioni da ascensore. O da coda alla cassa di un ipermercato. La settimana scorsa ero in coda da Mediaworld, la giovane cassiera era tutt’altro che sorridente, borbottava fra sé, scambiava lamentele con i colleghi.

“Scusi, sa”, mi ha detto quando è arrivato il mio turno, “è che fra poco finisco lo stage, e non riesco a tenermi più niente. Già mi vedo proiettata nella disoccupazione. Certo, quando finisco ho due esami da dare e tante cose da fare… ma se ci penso mi sale l’ansia. Ecco, solo perché ci ho pensato un attimo, mi manca l’aria. È brutto, sa? È brutto…”.
“Posso capirti”, le ho detto, dandole istintivamente del tu. Dovevo dirlo, come quando in ascensore la vicina rompe il silenzio con qualcosa tipo “Ecco, ormai è arrivato l’autunno!”, e tu devi stringerti nelle spalle con un brivido di freddo, come se l’autunno fosse proprio lì in ascensore e dovesse scendere al terzo piano. “Disoccupata anche tu?” mi chiede. “Non proprio… precaria. Del tipo che oggi il lavoro c’è, ma domani chi può dirlo”.
“Eh, chi può dirlo, eh… chi può dirlo.”

Che poi come conclusione funziona anche a proposito del meteo.

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2 thoughts on “Mal che vada, andremo a fare i cassieri all’Auchan.

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