Tremate, tremate, le stronze son tornate

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3

È difficile convincere gli uomini che per le donne la discriminazione sul lavoro esiste ancora. Nella migliore delle ipotesi non se ne accorgono nemmeno, tanto certi meccanismi sono radicati nel tessuto lavorativo; nella peggiore, ti trattano come la stronza femminista che si lamenta sempre.

Io non mi ritengo una femminista. Sono dell’idea che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere, e che tale diversità vada rispettata perché è in questo che risiede la bellezza e la forza dell’essere donna. Non mi offendo se un uomo paga per me al bar, non ritengo la depilazione mortificante né rappresentativa dell’asservimento della donna ai canoni estetici imposti dal maschio dominante. Ma sempre, e particolarmente sul lavoro, pretendo rispetto. Che parola fuori moda.

Qualche tempo fa, un mio amico mi chiama per un lavoro da fotografa. Una nota azienda che comincia per Sam- e finisce per -ung cercava fotografi competenti e sotto i trent’anni per una dimostrazione della nuova macchina fotografica che stava per lanciare sul mercato. Mezza giornata di lavoro, tra formazione e dimostrazione al pubblico, per un compenso non esagerato ma interessante. Il mio amico passa il mio nominativo e il mio numero, il responsabile su Bari mi chiama immediatamente, per lui è cosa fatta, devo solo aspettare a brevissimo la telefonata dall’agenzia di Roma. Passano i giorni, ma la telefonata non arriva.

La data della dimostrazione si avvicina e io non ho avuto ancora conferme; contatto il responsabile, ho bisogno di organizzarmi. “Non se ne fa più nulla?”, gli chiedo. E lui, evasivo: “Ehm, no… sai… l’altro ragazzo sì, è stato preso, ma tu… sai… l’azienda non vuole fotografe donne”. “Come mai?”, chiedo, tra il perplesso e l’innervosito. “Beh, perché dicono che ci sono già le hostess… e quindi, sai, se la fotografa è una bella ragazza poi distrae il pubblico dalle hostess… e tu sei bella, vero?”.

Pin-up – Photo girl by *wish0211

E’ difficile convincere gli uomini che per le donne la discriminazione sul lavoro esiste ancora. Perché un uomo non potrà mai capire come ci si sente quando si perde un lavoro per il solo fatto di essere nata con le tette. Un uomo non può capire quanto è umiliante e imbarazzante la maldestra avance di un potenziale datore di lavoro che crede di valorizzarti provando a portarti a letto. Per il responsabile,  quella frase (“tu sei bella, vero?”) è solo un complimento; un modo, secondo lui, per indorarmi la pillola del fatto che non avrò il lavoro, a prescindere dalle mie competenze e capacità, che non sono mai state nemmeno prese in considerazione (no, in tutti questi passaggi non mi è mai stato chiesto alcun curriculum o portfolio). Il fatto che io abbia mantenuto le distanze e mi sia dimostrata insensibile alle sue generose offerte (“aggiungimi su faceboook, conosciamoci… io posso farti lavorare molto…”) fa di me una stronza che non sa apprezzare la gentilezza.

No, un uomo non potrà mai capire come ci si sente. E il fatto che ci siano molte ragazze e donne che si concedono per ottenere denaro e potere li autorizza a credere che tutte lo farebbero. Il fatto che in questo Paese l’intero sistema del potere si fondi sulla strizzatina d’occhio, sulla “palpatina scherzosa”, sull’ “innocente” battuta a doppio senso, autorizza ogni uomo a pensare che ogni donna sia una preda compiacente e ogni sedere sia a portata di pizzicotto. Che, quanto meno, val la pena di provarci. Nella peggiore delle ipotesi, ci si beccherà un ceffone dalla solita stronza mestruata femminista e priva di senso dell’umorismo.

E invece no, signori uomini. Voglio darvi un consiglio: non provateci. Le stronze in questo Paese stanno aumentando. Se non ora, quando?

13 febbraio - Giornata di Mobilitazione Nazionale delle Donne

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6 thoughts on “Tremate, tremate, le stronze son tornate

  1. Sarà perchè ti seguo fin dal principio, sarà perchè anche a me piacciono, tra gli altri, gli Arcade Fire, sarà perchè condivido molte delle cose che scrivi….ho voluto nominarti. Vai al mio blog e ne saprai di più!

  2. “Io non mi ritengo una femminista. Sono dell’idea che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere, e che tale diversità vada rispettata perché è in questo che risiede la bellezza e la forza dell’essere donna. Non mi offendo se un uomo paga per me al bar, non ritengo la depilazione mortificante né rappresentativa dell’asservimento della donna ai canoni estetici imposti dal maschio dominante.”

    Da quanto scrivi si evince che “femminismo” equivale a credere che donne e uomini debbano essere o siano uguali, che significhi offendersi se un uomo paga al bar, ecc. Io mi ritengo femminista, e do molto valore a questa parola – a questa, come dire, pratica -, eppure con femminismo non intendo affatto quello che tu invece attribuisci all’essere femministe! Riscontro sempre con dispiacere tutta la cautela da parte di molte donne nel prendere le distanze da un corpo di idee che le riguarda direttamente, la cui attuale (incompiutissima) e futura libertà politica deve storicamente se stessa al femminismo. Ci vedo un’interiorizzazione della generale ridicolizzazione della parola, che per me ha sempre una precisa funzione: quella di neutralizzarne l’impatto politico.

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