Se ci tolgono il pane, non vogliamo brioches!

Nel paese del bunga bunga e delle nipotine di Mubarak, ho il dovere, ogni tanto, di ricordarvi e ricordarmi  che “prestazione occasionale” non significa darla via ad un politico una volta o due in cambio di qualche incarico, di regali, o semplicemente di un po’ di notorietà. La prestazione occasionale è il modo che si sono inventati per ricordarci che il tempo dei contratti è passato, il presente è precario e chi vuol esser lieto sia, che del doman non v’è certezza.Nel paese in cui la crisi è il facile paravento dietro cui nascondere tutto, dai tagli alla cultura alle mancate assunzioni, nel paese in cui i lavoratori per farsi sentire devono stare 30 giorni arrampicati sulle gru, i contrattini a progetto (quando gentilmente concessi in luogo del buon vecchio lavoro nero) hanno il sapore delle brioches di mariantoniettiana memoria, passate sottobanco mentre ci sfilano la pagnotta dalle mani.

che mangino brioches!

Ma nel paese in cui la sopravvivenza non è garantita ma elargita come un privilegio, c’è ancora chi, se gli tolgono il pane, non si accontenta delle brioches. Nel senso più letterale del termine. Parlo di Paola Caruso, “giornalista con il pallino della scienza e in prestito all’economia” (così si definisce lei), quasi quarant’anni di età, di cui 7 spesi nella redazione del Corriere della Sera con un contratto co.co.co. e la speranza di un’assunzione. Che s’infrange del tutto quando un redattore lascia il giornale, e la direzione, invece di proporle un contratto più stabile, assume un nuovo collaboratore, un pivellino della scuola di giornalismo. E Paola, giustamente, s’incazza, chiede spiegazioni. Le viene risposto: “non sarai mai assunta”.

Quando ci si vede rifiutato il pane, si arriva a un punto in cui non ci si può più accontentare delle briciole. per questo, sabato sera, Paola ha deciso che smette di mangiare per davvero. Il perché, ve lo faccio spiegare da lei.

Oggi sono quattro giorni che Paola non mangia. La sua bilancia stamattina segnava 41 chili. Sa già che quasi sicuramente non lavorerà più, né al Corriere né in qualsiasi altra testata (“chi la vuole una piantagrane?”). Di fronte alla sua protesta, Ferruccio de Bortoli gigionieggia, cincischia, parla di crisi e fa finta di non capire, mentre il Cdr del Corriere gli chiede spiegazioni e l’Agi e l’Ordine dei Giornalisti la sostengono. Lei va avanti a testa bassa, parlando solo dal suo blog. Non rilascia interviste a nessuno. “Perché ho paura di essere fraintesa”, mi scrive, “per esempio ieri hanno detto che ho parlato di un ‘raccomandato’. Non ho mai scritto o usato la parola ‘raccomandato’.”

E allora, nel paese in cui si danno le prime pagine dei giornali e diecimila euro per una comparsata in discoteca a minorenni maggiorate, io la mia prima pagina la dedico a Paola. Perché io non sono Ruby, io sono Paola.

Io sono Paola

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14 thoughts on “Se ci tolgono il pane, non vogliamo brioches!

    • e nessuno potrebbe darti torto, Cristina. Io stessa me ne andrei. Però poi penso alla desolazione che sarà questo paese tra quindici, vent’anni, quando tutti saranno andati via.
      che già adesso, più che il paese di santi, navigatori e poeti, siamo diventati il paese delle veline…

  1. Pingback: Se ci tolgono il pane, non vogliamo brioches! – aggiornamento « Prestazione occasionale

  2. Presto ci prepareremo a votare, “loro” stanno preparando l’ennesima campagna elettorale, facciamo attenzione non alle solite parole vuote… facciamo attenzione alle SOLUZIONI reali, pretendiamo che chi ci governi abbia le iniziative giuste che servono alla gente normale e non a pochi prescelti… sogno che un giorno a governare questo paese ci sia gente abituata a fare la spesa da se e con un budget sotto i mille euro per esempio, capirebbe meglio le difficoltà di noi comuni mortali… sogno un paese dove chi scrive una legge sappia esattamente di cosa sta parlando, che smettano di nascondersi dietro un dito che dicano che non attuiamo riforme ma riprendiamo leggi vecchie di 50 anni perchè non ci sono idee perchè non si è capaci….io non ne posso più!

    • Sogno insieme a te, Ginestra. Sogno un giorno in cui potrò entrare in cabina elettorale dando il mio voto non al “meno peggio”, ma ad un candidato che davvero mi rappresenta, a cui do fiducia, uno che si preoccupa del mio futuro prima che del suo.
      Chissà che sognando molto forte, e alzando un po’ la voce, non si riesca davvero a trasformare questo sogno in realtà…

  3. Post molto interessante e purtroppo troppo realistico…dico purtroppo perchè si stanno perdendo tutti i sani valori, siamo un paese di Gossip un paese di burattini e burattinai…purtroppo purtroppo.

    Ciao

  4. Anch’io vorrei portare via i miei figli,per dare loro la possibilità di un futuro migliore e penso che se ne avessero la possibilità in molti lo farebbero…quando l’italia sarà una nazione desolata,i politici si saranno mangiati tutto il mangiabile e non avendo più dove attingere si cannibalizzeranno tra loro,forse i ragazzi ritorneranno per ricominciare a costruire una nazione civile,degna di tale aggettivo. queste parole rimarranno tali se noi genitori non cominceremo ad educare i nostri figli ad avere dignità e pensiero libero,a far capire loro che successo nella vita non è fare la velina,il calciatore o il tronista…..

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