Non ho l’età

Potrebbe cascare il mondo, ma il giovedì è la serata dell’uscita con le amiche.

Vengono a prendermi in macchina più meno intorno all’ora di cena, e come in un episodio di Sex & The City ammaccato e con moooolto meno alcol andiamo nel nostro solito posto a dire scemitudini da donne.
Ogni sera che Dio ha creato (ma particolarmente il giovedì, quando la sua apprensione la spinge a immaginare scenari apocalittici per cinque ragazze sole) mia madre, vedendomi uscire, dice la fatidica frase: “Mi raccomando…!”. Mi raccomando a cosa?! mi ripeto ogni volta mentre infilo la porta, e la settimana scorsa gliel’ho detto. “Mi raccomando a cosa?! Mamma, ho quasi trent’anni!”
Mi ha guardata sinceramente stupita.

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Il folle volo

Il mio primo giorno di lezione all’università, uno dei più stimati professori del mio ateneo accolse noi matricole dicendoci: “Sapete bene che le prospettive di lavoro con una laurea in filosofia sono molto poche. Quindi di certo non siete qui per i soldi, ma solo per passione”. Quindi proseguì citando il passo di Dante che ancora oggi è il mio preferito:

fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Il folle volo di Ulisse. È questa la prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo le parole che Norman Zarcone, 27 anni, dottorando in filosofia del linguaggio all’Università di Palermo, ha lasciato scritte su un quaderno prima di gettarsi dal settimo piano della sua facoltà.

La libertà di pensare è anche la libertà di morire.

Mi attende una nuova scoperta anche se non potrò commentarla. Continua a leggere

Una moneta, o un sorriso. O almeno un contratto…

Ogni giorno, tornando da lavoro, incontro sempre un mio amico rumeno. Ha 21 anni, chiede l’elemosina per strada, e sarà brutto da dire, ma siccome è su una sedia a rotelle ed ha evidenti problemi fisici, nessuno gli nega mai una moneta. Continua a leggere

Un giorno da In-dipendente: Arcade Fire all’I-Day 2010

ovvero: Una cosa divertente che non farò mai più #2

Avrete pensato che sono andata in vacanza, e invece no: sono precaria, e così le mie vacanze, in precario equilibrio tra una scadenza e una consegna, tra la fine di un lavoro e l’inizio di uno nuovo, alla disperata ricerca di un weekend libero. Dopo aver lavorato fino al 14 agosto come aiuto ufficio stampa per un festival piuttosto importante dalle mie parti (una delle esperienze più stressanti della mia vita, come avrò modo di raccontarvi), dopo aver cosegnato il 23 l’ultima bozza alla mia casa editrice, finalmente sono riuscita a ritagliarmi un paio di giorni d’aria. Ovviamente, con la scusa di una prestazione occasionale d’eccezione: andare a fotografare gli Arcade Fire all’I-Day Festival, a Bologna. Continua a leggere