I giovani, l’esercito del Surf

Dalle pagine del Venerdì di Repubblica, Curzio Maltese chiama i giovani alla rivolta. E io, gggiovane con tre g, rispondo.
Curzio, hai ragione.

Dici che

“Essere giovani in Italia significa ormai rinunciare alla dignità del vivere. Il lavoro, quando c’è, fa schifo, è precario e sottopagato.”

E io come potrei darti torto? Sono la regina dei lavori precari e sottopagati. E devo comunque ringraziare Dio, perché questi quattro lavori precari non mi consentiranno di andar via di casa, di costruirmi una vita mia, ma almeno mi permettono ancora di non dover “pescare dalla borsetta di mammà”.

Dici che “L’Italia è un Paese di vecchi che odiano i giovani e le donne”; da giovane donna, mi perdonerai se ti includo in quel novero di vecchi. sai, Curzio, trovo molto facile incitare i giovani alla rivolta dalle comode poltrone di un prestigioso giornale; giornale che, per inciso, non credo proprio si comporti con i suoi stagisti diversamente da quanto fanno tutte le aziende d’Italia. E’ da decenni che si va avanti così: i “vecchi” pontificano, i “giovani” agiscono, poi i vecchi tirano sui giovani un bel colpo di spugna e via. Il bello è che questi vecchi noi non li vogliamo e non li votiamo, ma ce li ritroviamo sempre là, a darci lezioni di vita e a raccontarci le solite balle. Comincio a pensare che i “miliardari prestati alla politica” piacciano più a voi che a noi, che almeno potete scriverci su qualche libro e lamentarvi ogniqualvolta ve ne si dà l’occasione, proprio come certi pensionati sulle panchine dei giardinetti pubblici.

Perdonami ancora se ti dico allora, caro Curzio, che ho trovato il tuo articolo pressapochistico, facilone, populistico, offensivo e a dir poco indegno di una penna tra le più osannate d’Italia. Mi duole comunicarti, qualora non te ne fossi accorto, che i “ggggiovani” sono stanchi di farsi dare lezioni di vita, specialmente da quei padri che, per la prima volta nella storia, non sono stati in grado di offrire loro nessun futuro. E’ facile dare la colpa ad entità astratte con l’iniziale maiuscola: il Governo, la Crisi, il Sistema. La colpa è vostra. Voi che “vivete sicuri nelle vostre tiepide case”, coltivate il vostro bieco orticello e cercate di cavalcare un’onda che presto o tardi vi travolgerà. La nostra rivoluzione silente è già cominciata: ogni volta che qualcuno dice di no ad uno stage gratuito, ad un lavoro senza prospettive, a un contratto iniquo o inesistente; ogni volta che una mente brillante parte a far fortuna in un Paese in cui le sue qualità vengono riconosciute; ogni volta che una giovane donna si rifiuta di aprire un bottone della camicetta per ottenere un lavoro, o che preferisce fare la cameriera in un pub piuttosto che scosciarsi in un programma televisivo.

Questa per me è “dignità del vivere”: mettere comunque insieme i pezzi rotti, sbeccati, di questo presente che continuamente ci mortifica, per cercare di costruire qualcosa di buono. Molti giovani lo fanno, a dispetto di quello che vuoi o credi di vedere tu, in curiosa assonanza con certi ministri della Repubblica dall’epiteto facile.

Poste queste premesse, non sarà mai un problema per me essere flessibile.
Ma a fare la stagista gratis non ci vado. Nemmeno in un prestigioso giornale.

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6 thoughts on “I giovani, l’esercito del Surf

  1. azz! non ci eravamo accorti che la redazione di repubblica fosse un’isola felice di illuminati…stì giovani stagisti che quando lasciano il tempio del rispetto raccontano balle..mettono in giro voci cattive, narrano di stage non pagati, turni massacranti di lavoro, articoli a cui non si concede la firma..bamboccioni cattivi…

    • va detto che il blog dell’Espresso linkato nel mio post è un blog aperto e gestito da altri “ggggiovani” anche loro piuttosto incazzati e non da Curzio himself. il post a suo nome è stato riportato dall’articolo apaprso sul Venerdì il 2 luglio.

      resta il fatto che i ragazzi stanno cercando di contattare mister Maltese per coinvolgerlo nella discussione. Il blog è comunque aperto agli interventi di tutti, si sta creando una bella discussione. 🙂

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