Primo Maggio, san Precario.

Primo articolo della Costituzione Italiana: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
Sul lavoro di chi?, mi chiedo. Quale lavoro? Chi è, che lavora, al giorno d’oggi?

Ho 27 anni, una laurea in filosofia, un dottorato di ricerca, e ben tre lavori precari. Correggo bozze per una importante casa editrice, lavoro per una radio locale e do ripetizioni ad un adolescente che è il prototipo del fallimento del sistema scolastico attuale. Nonostante questo, e contro tutti i miei sforzi, vivo ancora con i miei genitori. Lavoro più o meno da quando avevo sedici anni, e il contratto di “prestazione occasionale” è il massimo che io abbia mai firmato.

Oggi è Primo Maggio, ed è il primo anno che sento davvero il valore di questa giornata. Forse perché è il primo anno che non ho più scuse, devo candidamente ammettere a me stessa di essere una precaria. Anzi, di ambire a diventare una precaria, che almeno i precari qualche certezza ce l’hanno, seppure per poco tempo. E mentre in piazza San Giovanni è tutto uno sventolare di bandiere della Cgil, mi ritrovo a contare le persone che conosco che hanno una situazione lavorativa non dico soddisfacente, ma almeno accettabile. Stanno sulle dita di una mano. Non mi sembra ci sia giorno migliore per cominciare a scrivere su questo blog.

Che cos’è il lavoro: un diritto? un dovere?
Ora come ora, direi una speranza.

San Precario

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