La saggezza dello stercorario

Ieri, parlando con un ragazzino di 13 anni, mi ha detto che la sua vita fa schifo.
Gli fa schifo la sua scuola, la sua famiglia, gli fa schifo non avere i soldi per tutto quello che vuole, e se fosse per lui lascerebbe la scuola e se ne andrebbe a lavorare alla catena di montaggio otto ore al giorno.
Naturalmente non ha la più pallida idea di cosa significhi lavorare in fabbrica, benché creda di sapere tutto e si lamenti di tutto, com’è normale alla sua età. Io però mi sono un po’ intristita, e avrei voluto raccontargli la storia dello stercorario.Lo scarabeo stercorario trascorre la sua vita a spingere per il mondo una palla di merda. Letame. Feccia. Sterco. Chiamatelo come volete. Lo stercorario ne fa delle palle regolari che poi, novello Sisifo, fa rotolare fino alla sua tana, perché sono la cosa più preziosa che ha: il suo cibo e il nascondiglio per le sue uova. Sì, lo stercorario per vivere mangia lammerda.

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E lo fa con grandissima dignità. Spinge la sua palla con le zampe posteriori, per non sporcarsi le mani; e a dispetto di quel che possiate pensare è sempre pulito, grazie alle sue speciali secrezioni disinfettanti. Va dritto per la sua strada, e se trova un ostacolo non lo aggira, ma prova a superarlo. Questa sua tenacia è stata per molto tempo uno dei grandi misteri della natura, poi gli studiosi hanno capito: sa dove deve andare, perché a guidarlo sono le stelle.
Lo stercorario, uno degli esseri viventi più terreni del creato, cammina per il mondo con i suoi occhi mezzi ciechi sempre puntati sulla via Lattea.

Scarabeo-stercorarioTutti noi, in una certa misura, nella vita siamo un po’ stercorari. Spingiamo ogni giorno la nostra palla di merda più o meno grande, con più o meno dignità. Forse pure troppa. Spingiamo a testa bassa, ci lamentiamo e spingiamo, spingiamo e ci lamentiamo. Forse è per questo che non siamo stati capaci di trasmettere ai nostri fratelli minori l’ambizione, il desiderio, la voglia di conquistarsi un mondo migliore di quello che trovano. Perché siamo tutti così rassegnati nella nostra “stercorarità” che lasciamo spazio solo a desideri modesti, e a volte manco quelli riusciamo a realizzare.
Ma vorrei dire al mio giovane amico che lo stercorario è più saggio di quanto sembri, e da lui, un brutto coleottero che schiacceremmo come uno scarafaggio qualunque, c’è tanto da imparare. Per esempio, a saper riconoscere la propria stella e saperla seguire; a non cambiare strada davanti agli ostacoli, ma testardamente fronteggiarli e superarli. A guardare sempre in alto, senza farsi distrarre, per non perdere la strada.

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11 thoughts on “La saggezza dello stercorario

  1. La mia sorellina di quasi 17 anni, quando di anni ne aveva 13, era molto simile al tuo ragazzino. Io mi battevo il petto per averla viziata, ma lei, fuori dallo sguardo di noi grandi, ha messo da parte per un paio di anni la paghetta e, qualche giorno fa mi ha chiesto di accompagnarla a comprare la macchina fotografica professionale. Vuole fare la fotografa in giro per il mondo.
    Il ragazzino cambierà e imparerà a seguire la sua stella. All’insaputa degli adulti.

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